“Rivelaci, o Padre, il mistero della preghiera filiale di Cristo, nostro fratello e salvatore e donaci il tuo Spirito, perché, invocandoti con fiducia e perseveranza, come egli ci ha insegnato, cresciamo nell’esperienza del tuo amore.”
“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. (…) Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono.”
Gn 18,20-32; Sal 137/138; Col 2,12-14; Lc 11,1-13
“Chiedete e vi sarà dato, cercate e troverete, bussate e vi sarà aperto. (…) Se voi, che siete cattivi, sapete dare cose buone ai vostri figli, quanto più il Padre vostro del cielo darà lo Spirito Santo a quelli che glielo chiedono.”
Gn 18,20-32; Sal 137/138; Col 2,12-14; Lc 11,1-13
La pagina della Genesi che abbiamo ascoltato presenta il rapporto tra Dio e Abramo, un rapporto quasi alla pari, nel quale l’uomo discute faccia a faccia con Dio e Dio accoglie le obbiezioni dell’uomo e ne tiene conto. Emerge un’immagine di Dio, oserei dire, ‘assai moderna’, distante anni luce da quel Dio severo e spietato che apparentemente si intuisce da molte pagine dell’AT.
Non che qui l’Onnipotente si mostri accomodante con Sodoma e Gomorra…
Vi consiglio di leggere la continuazione del racconto: la durezza della punizione assegnata da Dio è proporzionale alla gravità del crimine di cui si erano macchiati gli abitanti di Sodoma, un crimine divenuto tristemente famoso con lo stesso nome della città… e poco ci mancò che i due angeli inviati da Dio a rendersi conto di persona della malvagità di quegli abitanti, fossero essi stessi vittime di abusi sessuali.
Tornando al dialogo tra Abramo e Dio, la giustizia di Dio si manifesta come misericordia; il Padre dei Cieli si prende cura di tutti e di ciascuno; Lui è capace di amare tutti senza trascurare nessuno; come se, per Dio, ogni uomo fosse l’unico uomo… E in verità lo è! Ogni uomo è assolutamente unico, agli occhi di Dio – e anche ogni donna! –, non è un numero, non è la variabile di un sistema, non è un potenziale produttivo, non è un ente di ragione, non è un dato statistico, non è un caso da manuale… è un uomo, è una donna in carne ed ossa, un uomo, una donna veri, questo uomo, questa donna. La persona viene assunta da Dio in tutta la sua completezza, con pregi e difetti. Dio non astrae mai dalla realtà interna ed esterna di una persona. E la risposta di Dio non è mai una risposta parziale, una mezza risposta. Dio interviene nella nostra vita in modo organico, armonioso, integrale…
Soprattutto Dio non ci mette alla prova! Non ne ha bisogno. Ci ha creati Lui, sa bene chi siamo, come siamo fatti. E dunque, la conclusione del Padre Nostro che gli autori della nuova versione hanno scelto – “non abbandonarci alla tentazione”– è finalmente adeguata alla teologia dell’Amore infinito. Per la cronaca, sembra ormai certo che Gesù abbia concepito la preghiera del PN prima di tutto per sé, in prospettiva della sua Passione… Nell’Orto degli Ulivi, per non cedere alla tentazione e reagire alla paura, (Gesù) la recitò …Lui!
Obbiezione: ma se è stato Dio a crearci, se Dio sa tutto di noi, perché ci umilia, costringendoci a chiedere? non potrebbe semplicemente darci ciò di cui abbiamo bisogno? Che poi si rischia di non essere capiti, di essere fraintesi, di stancare la pazienza di Dio, di perderla noi, etc. etc…
Ho provato a fare una rassegna delle domande che un cristiano innalza a Dio con maggiore frequenza: fammi guarire; fammi trovare lavoro; fammi trovare una moglie; fammi superare gli esami; fa’ che la tale situazione volga a mio vantaggio; dammi un po’ più di fede – in vero, questa è una domanda molto rara –; dammi la pazienza per sopportare quella tale persona…
Continuate voi l’elenco, aggiungendo le vostre (domande)…
E se Dio Padre vi dicesse: “Ho ascoltato la tua preghiera: ti concedo il dono prezioso dello Spirito Santo.”… Che cosa rispondereste? “Ti ringrazio tanto, ma che cosa me ne faccio? forse che lo Spirito Santo mi risolve il mio problema?” Temo che dobbiamo convertirci tutti dalla convinzione che, se Dio esiste, Dio deve risolvere i nostri problemi… Si sente spesso dire: “L’ho pregato tanto, perché mi aiutasse a ottenere questo e quest’altro, ma non mi ha esaudito! Ora basta, non chiedo più nulla. Evidentemente è destino che la mia preghiera non debba essere ascoltata.”.
È così difficile spiegare con parole a che cosa serve Dio!
Quale rapporto c’è tra la nostra libertà e la Sua Volontà? La Sua volontà è che noi siamo felici - ne abbiamo parlato di recente –; allora la libertà dell’uomo non può essere in conflitto con la volontà di Dio; a meno che la nostra felicità sia mossa dall’egoismo!
A queste condizioni, Dio è contento di noi e non si può opporre alla (nostra) scelta.
Autonomia o dipendenza? Beh, se la felicità non è un’illusione, o una finzione, l’uomo è del tutto autonomo da Dio! direi di più: questa autonomia è sana, sacrosanta. Naturalmente non possiamo pretendere l’autonomia e la libertà da Dio, e al tempo stesso (pretendere) che Dio intervenga quando temiamo di non farcela.
Quali obblighi abbiamo nei confronti di Dio? e quale sarà la ricompensa dopo la morte? Nei confronti di Dio non abbiamo alcun obbligo! Anche in questo siamo liberi e autonomi. Quanto poi alla ricompensa finale, ebbene, non c’è nessuna ricompensa finale. Il bene che abbiamo compiuto, non lo dovevamo a Dio, ma a noi stessi e al prossimo, al quale siamo legati dalla parentela divina: siamo figli di uno stesso Padre celeste, e fratelli in Cristo Gesù. Il Paradiso, la felicità eterna è un dono immeritato e gratuito.
Concludendo, la consegna della preghiera che abbiamo ricevuto da Dio Padre, per bocca del Figlio, è finalizzata prima di tutto a capire noi di quali beni abbiamo veramente bisogno; e su questi beni, imparare finalmente a investire sul serio! Ripeterlo a Dio significa ripeterlo a noi stessi. Naturalmente il bene più prezioso è il dono dello Spirito Santo, secondo quando suggerisce la fede. Presenza in noi dello Spirito Santo vuol dire unione perfetta con Dio; proprio come Gesù, vero uomo e vero Dio: il suo corpo mortale era stabilmente inabitato dallo Spirito.
Inutile obbiettare che Lui, Gesù, era Dio! Anche Gesù, nella sua fragile umanità, la nostra, sperimentò l’assenza di Dio, la lontananza del Padre… Il Vangelo di Matteo (27,46) e di Marco (15,34) lo dichiarano senza mezzi termini; quella di Cristo in croce era un’umanità fiaccata, violentata, reietta dagli uomini! per questo faceva fatica a avvertire la vicinanza del Padre.
Ma il Padre era ancora una cosa sola con Lui e Lui con il Padre, anche se in quel tragico momento (Gesù) non se ne rendeva più conto.
Credetemi, in quell’interminabile Venerdì Santo, il Figlio di Dio visse la nostra stessa solitudine. Ma la Verità, lo ripeto, era esattamente il contrario. E a Pasqua, anche Gesù ne ebbe la certezza. Ma era già Domenica…
“Oh, anima mia,
preparati a incontrare Colui
che sa come porre le domande”
T.S. Eliot
preparati a incontrare Colui
che sa come porre le domande”
T.S. Eliot





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