19 agosto 2010

Hüzün: la tristezza in turco

Nel mio primo post su İstanbul mi chiedevo dove fosse quella tristezza di cui Pamuk tanto parla nel suo libro. Beh, c'è l'avevo sotto il naso, dietro l'angolo del convento.

La tristezza di İstanbul è l'addio struggente ad un mondo bellissimo che il tempo sgretola via e nessuno lo può fermare. È così da secoli, è stato così per i bizantini e per i genovesi, è così anche per gli ottomani e, potete starne certi, sarà così anche per la Turchia di Atatürk. A fare piazza pulita ci hanno pensato prima i crociati, alleatisi im questa e solo in questa lotta contro il passato, agli ottomani. Poi sono arrivati i nuovi turchi e ora ci sono i russi e la speculazione edilizia. Ma forse questo non altro che il destino di una città. İ superstiti del passato più che un ricordo sono un atto di accusa, o, al meglio, una melanconica canzone del tempo delle mele.

La tristezza di İstanbul è Fernando e Viviana, cosmopoliti di prima della globalizzazione, cittadini di due stati che non ci sono più e di uno in cui non sono mai stati e di cui non conoscono la lingua, abitanti apolidi e levantini di İstanbul. Li porterà via la vecchiaia, come è successo a tutti gli altri prıma di loro. Non rimarrà nemmeno quel museo - splendida vista sul Corno d'Oro - in cui vivono: lo spazzino è speculazione edilizia.

La tristezza di İstanbul sono le vecchie mura di Galata e i suoi palazzi trecenteschi, che ora servono a nutrire i fichi che spuntano dai loro tetti e perfino dalle loro pareti. Sporchi, abbandonati, nascosti dalle brutture architettoniche del secondo novecento. İl tempo tira giù mattone dopo mattone, lento ma inesorabile come operai nel ramadan. Al resto ci pensa la speculazione edilizia.

La tristezza di İstanbul si nasconde in un museo, che raccoglie le briciole dei palazzi di Costantinopoli. Dietro una teca di plexiglas si posso ancora rimirare anfore, vasi e ferma capelli. İ monumenti suntuosi e magnifici, il Boukoleon e Magnaura, Blachernae e il Gran palazzo, invece, si contemplano su fotografia o, al massimo, sul pc di casa grazie alla computer grafica. La speculazione edilizia qui non serve più.

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