“Dio onnipotente ed eterno, che hai innalzato alla gloria del cielo in corpo e anima l’Immacolata Vergine Maria, madre di Cristo tuo Figlio, fa’ che viviamo in questo mondo costantemente rivolti ai beni eterni, per condividere la sua stessa gloria.”
“Come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto.”
“Di generazione in generazione la misericordia di Dio per quelli che lo temono.”
Ap 11,19a;12,1-6.10; Sal 44/45; 1Cor 15,20-27a; Lc 1,39-56
“Come in Adamo tutti muoiono, così in Cristo tutti riceveranno la vita. Ognuno però al suo posto.”
“Di generazione in generazione la misericordia di Dio per quelli che lo temono.”
Ap 11,19a;12,1-6.10; Sal 44/45; 1Cor 15,20-27a; Lc 1,39-56
Ancora una volta, la liturgia ci offre l’occasione per riflettere sul valore di un ‘sì’, del sì di Maria, ma anche di ogni nostro sì rivolto a Dio, pronunciato non solo a parole, ma nei fatti e in tutta verità.
L’Apocalisse presenta la gloria della ‘donna vestita di sole’: una gloria piuttosto singolare, dal momento che deve fare i conti con i dolori atroci del parto, e gli assalti di una bestia feroce e immonda. Ma possibile che neanche in Paradiso si possa star tranquilli? Domanda dettata dalla emotività, più che dal buon senso… Tuttavia, c’è un fatto che la Rivelazione vuole comunicare – ne ho già parlato in altre occasioni –: il concetto di Gloria è un concetto complesso, specie nella teologia di Giovanni, e soprattutto non va confuso con lo stato di assenza di male, o di sofferenza… Viene da chiedersi: “Ma che Gloria è? tanto vale restare qui, in questa valle di lacrime…”, come recita la famosa preghiera mariana, dalla teologia peraltro discutibile… Che teologia è quella che definisce la casa degli uomini una valle di lacrime? E così questa domanda sull’aldiquà fa il paio con l’altra sull’aldilà…! È necessario liberarci dagli stereotipi, come: quaggiù si sta male, almeno lassù speriamo di star bene.
È anche vero che desideriamo almeno poter immaginare come sarà la vita dopo la morte… Facciamolo pure, se questo ci conforta e ci incoraggia a non mollare. Resta il fatto che anche le visioni, pur autentiche, descritte da san Giovanni nell’Apocalisse, diventano quasi grottesche, a volte addirittura assurde, proprio per la difficoltà di esprimerle a parole. Possiamo ricorrere agli stratagemmi filosofici, certamente utili, quali l’analogia… ma il mistero dell’Eternità resta; e noi, restiamo lontani anni luce dalla comprensione di questo mistero.
Venendo ora al fatto dell’Assunta, non è facile credere che Maria sia stata portata in cielo con il corpo. Basta pensare che un corpo umano ha un peso, una superficie, una durata… insomma, è soggetto alle coordinate fisiche e ai vincoli spazio-temporali terreni; vi siete mai chiesti dov’è Maria? fino a quando si parla dell’anima spirituale, non ci sono grosse difficoltà a pensarla in Cielo… in verità le difficoltà cominciano molto prima di affrontare la questione di come l’anima possa salire in Cielo – ammesso che il Cielo, inteso come eternità, sia in alto –… I problemi si presentano già a concepire mentalmente l’oggetto-anima, del quale nessuno conosce la consistenza, l’ampiezza, il peso, la forma, etc. etc… Ma sia! Facciamo finta che noi siamo in grado di comprendere lo stato di beatitudine dell’anima. Ma quello dell’anima ricongiunta in Cielo al proprio corpo? Beh, questo esula proprio da ogni nostra capacità immaginativa. Per intuire anche solo vagamente la possibilità che un corpo salga in cielo e ci resti, è necessario immaginare che il cielo sia non solo abitato, ma abitabile: come sarà? Abbiamo solo l’imbarazzo della scelta: un mega-teatro, o un mega-stadio; una piazza che non vedi la fine… E vai con la fantasia!
Poi arrivano i teologi e ci dicono che il Paradiso non è così, che non è fisicamente assimilabile ad un luogo… Più che un luogo, – dicono loro, e a ragione! – il Paradiso è uno stato, un modo di essere: lo stato di beatitudine, appunto; beatitudine eterna.
Eterna! altro problema: la nostra mente non possiede la categoria dell’eternità. Come facciamo? Non solo non siamo capaci di immaginare il Paradiso svincolato dal concetto di luogo e di spazio; ma non siamo neanche capaci ad immaginarlo senza alcun riferimento con il tempo!…
Beh, a vostro parziale sollievo, quest’anno se ne parlerà presso il nostro Centro Culturale… Il tema del TEMPO, scelto come filo rosso per tutte le serate, ci aiuterà, forse, spero, se non a fare luce, ad eliminare almeno qualche ombra sul rapporto tra vita presente e vita eterna. Morale della favola: leggiamo spesso la Parola di Dio! ma non pretendiamo di capire tutto con il lume della ragione. Piuttosto, impariamo a fare alla Bibbia le domande giuste, domande a cui (la Bibbia) possa rispondere.
Per esempio, quest’oggi, quale insegnamento utile ci portiamo a casa? Dio non ragiona come noi, i suoi criteri di scelta sono opposti rispetto ai nostri. Dio affida la realizzazione delle sue promesse a uomini e donne che non avevano alcuna rilevanza sociale; vivevano lontano dai circoli intellettuali, politici, economici; non facevano notizia, e dunque non avrebbero trovato spazio sui quotidiani, sui rotocalchi, nei telegiornali… Maria era una ragazzina di un villaggio, probabilmente incapace di leggere e scrivere; Elisabetta era una donna vecchia che viveva sulle montagne, come si dice, lontano da Dio e dai Santi… Mi rendo conto ora di non essere stato preciso: Dio non affida a queste persone (anonime) la realizzazione di un progetto; Dio affida addirittura se stesso e la salvezza!…
Forse è questa la via, l’unica via per capire, la chiave di accesso al mistero incomprensibile di Dio e della vita eterna! Noi non saremo mai in grado di intuire le realtà soprannaturali; ma siamo perfettamente in grado di capire la psicologia, l’emotività, le idee e i sentimenti di una ragazzina. Ci siamo passati anche noi. Maria, Elisabetta, Giovanni battista, Gesù – sì, anche Gesù! –, nella loro umanità, sono persone come noi! A proposito, avete notato la dichiarazione di san Paolo? Vi confesso che mi era sfuggita fino ad oggi: “Se per mezzo di un uomo venne la morte, per mezzo di un uomo verrà anche la risurrezione dei morti.” (1Cor 15,21).
I sentimenti, le convinzioni, le scelte del Signore potranno sembrare quantomeno singolari, ma certo sono chiarissimi e comprensibilissimi! Non c’è nessun mistero nella Passione e morte di Cristo! e quello che più conta, è la possibilità di viverle nel nostro corpo! Forse, è questo ciò che ci crea i maggiori problemi, il fatto di poter vivere come Lui è vissuto, e soprattutto (di poter) morire come Lui è morto ...non certo per la salvezza di tutto il mondo, ma per la nostra sì!
In ultima analisi, la fede e la vita cristiana dipendono esclusivamente dalla nostra volontà. Tutto ciò che esula dalla volontà personale, non entra nei criteri di giudizio di Dio! Non ci verrà chiesto perché non abbiamo mai provato a volare… Dio non chiede l’impossibile!
Vivere la radicalità evangelica – non ho detto ‘radicalismo’ – è assolutamente possibile.
Certo, bisognerà cambiare i nostri schemi di ragionamento, i nostri criteri di scelta, la nostra mentalità… Ma il Vangelo non ordina soltanto di cambiare; il Vangelo indica anche come cambiare.
Cari amici, non abbiamo più scuse.
“La fede non sa mai dove viene condotta,
ma conosce e ama Colui che la conduce.”
Oswald Chambers
ma conosce e ama Colui che la conduce.”
Oswald Chambers





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