02 agosto 2010

Odighitria

Questo è il nome dell'icona armena appesa ad un altare della chiesa dei santi Pietro e Paolo a İstanbul. È coperta da una maschera di argento che rappresenta la Vergine mentre copre con il suo mantello le schiere di frati e suore dell'Ordine dei Predicatori, capeggiati da Domenico alla destra e Caterina alla sinistra, e che del legno originario rivela solo i volti della Madre e del Bambino. Venne portata a İstanbul dai frati della Crimea quando vennero deportati, insieme alla popolazione, per ripopolare la capitale dell'impero ottomano dopo la crociata di Pio II alla fine del 1400. È sfuggita agli incendi, che a İstanbul erano la normalità, ha protetto la città dalla peste, è stata venerata dagli abitanti levantini del quartiere dei genovesi e ora riposa vicino ad una tela di San Giacinto - monito e memoria - con una Madonna sotto un braccio e un'ostensorio nella mano che fugge da un incendio.

Odighitria significa colei che mostra la via, cioè il Cristo. La nostra icona non lo fa più: c'è la maschera d'argento ad impedirlelo e comunque ad indicare la via alla Chiesa di Pietro e Paolo ci pensa la Lonely Planet, che tra l'altro, dice:

Difficilmente la troverete aperta - se desiderate visitarla, provate a suonare il campanello e attendete...
Quello che la Lonely Planet ancora non sa è che dall'altro lato del campanello c'è - quando non è a spasso per moschee, bagni turchi, pasticcerie di baklava e kebabbari - il sottoscritto pronto ad aprire la porta ad ogni turista e a scodellargli tutte le mie considerazioni storico-artistiche, politico-socıologiche, liturgico-religiose che sono riuscito a concepire in una settimana di Turchia.

Le offerte sono gradite.

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