28 agosto 2010

Un sisma tra fede e ragione

Cosa succederebbe se scoprissi un insegnamento magisteriale della Chiesa che faccia a pugni con la mia ragione? Un "incubo" che mi ha accompagnato durante quest'anno di postulantato. Non è una intellettualistica para. È una questione esistenziale, che mi tocca e scuote nel profondo e la possibilità che l'incubo - l'inconciliabilità della mia ragione e della mia fede - si realizzi arriva a mettermi in crisi, perchè, se così fosse, sarei costretto a rimettere in discussione tutta una vita costruita sulla fedeltà e l'obbedienza alla Chiesa.

Non sono libero - qualcuno di noi lo è? - di pensare e credere diversamente da quanto mi detta la ragione: anche se lo volessi fortissimamente, mi è impossibile ritenere che due più due non faccia quattro. L'insegnamento magisteriale è invece scolpito nei secoli dei secoli nel catechismo e nei tomi del Denzinger. Ovviamento, anch'esso non lo posso cambiare a piacere. Ecco che fede e ragione si pongono come due assoluti, al di fuori del mio controllo, rigidissimi, incapaci di adattarsi e inatti al compromesso: come due zolle tettoniche ad alto rischio tellurico. Come detto, il terremoto che ne scaturirebbe avrebbe conseguenze devastanti. Urgerebbero misure preventive... [e İstanbul è notoriamente una zona sismica...]


Ci ho riflettuto e pregato sopra. Ne ho parlato a molti. Qualcuno lo ha scambiato per il ribellismo di chi legge troppo spesso gli articoli di Vito Mancuso. Qualcuno mi ha ascoltato e mi ha aiutato. Annoto a seguire qualche riflessione per farne il punto... e non mi aspetto che siano in tanti a capire.

Un simile sisma esistenziale è un rischio, un'opportunità, una prova e una croce. È un terreno di coltura per l'umiltà e le virtù teologali.
La fede: certo, non la fede intesa come elenco di asserzioni da sottoscrivere e vidimare (e che virtù sarebbe?), ma come fiducia riposta in Dio, anche quando non si capisce bene il perchè e il percome dei propri dubbi e delle proprie difficoltà, e che anzi cresce e si rafforza ogni volta che la si interroga e, oso scrivere, la si mette in discussione... nella notte oscura della fede.
La speranza: le contraddizioni che accolgo e accetto nella mia vita, attendono di essere risolte, o magari semplicemente disciolte, un domani, in Cristo. La speranza mi porta a guardare avanti, olte al mio naso e al mio "qui ed ora", a relativizzare il momento presente - con tutte le sue speculazioni, i suoi catechismi, i suoi conflitti, le sue crisi e le sue illuminazioni - di fronte a quello dell'eternità. Con me, insieme alla mia anima e al mio corpo, verranno redenti anche la mia ragione e il mio catechismo.
La carità: della verità. Non nel senso di mettersi a spiegare al mondo come stanno davvero le cose, ma nel senso di passione per la verità, nel senso di rimboccarsi le maniche e continuare ad indagare e pregare, senza paura di difficoltà e battute d'arresto.

L'umiltà: si tratta di accettare la mia finitezza, debolezza e precarietà. Si tratta di accettare che in me non tutto sia ordinato e "sistemato", ma che ci siano anche delle contraddizioni, dei punti oscuri e interrogativi, qualcosa che sfugge al controllo. Se la mia imperfezione consiste nel credere qualcosa di diverso da quello che dovrei, allora - con fiducia, speranza e passione - si può e si deve accettare la possibilità di rimanere senza una soluzione, senza l'ultimo (e pure senza nemmeno il penultimo) pezzo del puzzle.

Allora, forse, magari, in fondo in fondo, se quello che ho scritto è tutto giusto e quasi niente sbagliato: Signore, dammene a gogò di questi terremoti...

6 commenti:

  1. Papa Benedetto XVI ha detto che fede e ragione sono le due ali che fanno volare la fede e poi Dio non fa cose irragionevoli. Quindi secondo me non troverai insegnamenti magisteriali della Chiesa che fanno a pugni con la tua ragione. Io personalmente fino ad adesso non mi sono mai trovato in questa situazione e ho sempre trovato gli insegnamenti della Chiesa giusti e ragionevoli. Se poi un giorno dovesse capitarmi una situazione del genere ci mediterei sopra a lungo ma alla fine penso che seguirei gli insegnamenti della Chiesa anche perchè chi ha trasmesso e scritto quegli insegnamenti sono persone (molto spesso dei Santi) che a loro volta hanno meditato a lungo prima di formulare per iscritto quegli insegnamenti.

    P.S caro Luca se vuoi un consiglio da amico leggi meno Vito Mancuso e magari di più Don Divo Barsotti

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  2. Caro Luca,

    il tuo ultimo post mi ha quasi commosso. Sapessi come ti comprendo dato che gli stessi problemi me li pongo da anni pure io. Ed essendo dottore di ricerca in filosofia puoi solo immaginare contro quali sofisticazioni concettuali (forse a volte fuorvianti e ben più profonde delle ingenuità mancusiane) ho dovuto e tutto’ora devo fare i conti. Che il buon Dio ci assista! Alla fine sono approdato al Cattolicesimo e per di più da sette mesi a questa parte penso pure di farmi frate…
    So che si sta avvicinando il giorno in cui tu ed altri tuoi fratelli inizierete il noviziato: pregherò per voi con tutto il cuore la Beata Vergine Maria che vi assista in quest’anno che verrà. Sappi anche che ti ringrazio per il costante impegno che hai dimostrato nel portare avanti questo blog a cui accedo quotidianamente dopo aver controllato la posta.
    Un fraterno abbraccio e grazie di nuovo.
    Luigi

    P.S. Aiutiamoci a vicenda: pregate gentilmente se potete anche per il mio discernimento vocazionale!

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  3. x andrea: a dire il vero io non ho mai letto mancuso, anche se lo farò prima o poi: delle idee non bisogna aver mai paura.
    grazie però per il commento, che mi permette di specificare che il mio post non ha alcuna aspirazione teologica, ma è tutto personale e, semmai, esistenziale.

    x luigi: il mio discernimento è durato qualche anno, poi è venuto quello dei frati su di me: buon cammino quindi. ricambio l'abbraccio e la preghiera. al resto ci pensa lo Spirito! ...e magari un giorno ci incontreremo di persona.

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  4. ...esistenziale....comprendo caro Luca R.
    oggi poi in modo particolare viviamo questa crisi esistenziale su tanti fronti, immaginiamo poi su quello dottrinale...

    Quando è toccato a me fare i conti con queste tentazioni, mi ha tirato fuori dall'imbarazzo il Dialogo della Divina Provvidenza... ;-)

    Un abbraccio e preghiere per tutti!

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  5. Caro Luca, sono Padre Giovanni Cavalcoli.Nella nostra ragione e nella nostra fede c'è un elemento di assolutezza, ma c'è anche un aspetto di incertezza e possono anche esserci dei difetti. Quindi non si tratta di due assoluti, ma di due visioni diverse dell'Assoluto, che a volte hanno bisogno di essere corrette e devono essere continuamente migliorate.
    Tanto la verità di ragione quanto la verità di fede in se stesse vengono da Dio, per cui è impossibile che tra di loro ci sia un contrasto. Questo non toglie che a noi, nella nostra imperfezione e nella nostra ignoranza, possa capitare di trovare un insegnamento della Chiesa, un dogma che sembra contrario alla nostra ragione. Allora il lavoro da fare è duplice: 1. ciò che a noi pare razionale è veramente razionale? 2. Ciò che mi sembra dogma è veramente un dogma?
    Rispondendo a queste domande il conflitto si risolve, perchè ci accorgiamo o che sbagliava la nostra ragione o che quello che sembrava dogma non lo era.
    La fede è fondamentalmente un'attitudine di ascolto intelligente e fiducioso a quanto Dio per il tramite della Chiesa ci insegna:la fede pertanto comporta effettivamente la nostra adesione volontaria, umile ed obbediente ad un insieme di proposizioni che riteniamo vere in forza dell'autorità divina che ce le comunica(la dottrina di Cristo (vedi in proposito l'insegnamento del Concilio Vaticano I).
    Tali proposizioni (la Parola di Dio) ci appaiono intellegibili, non assurde, eppure capita che a tutta prima sembrino in contrasto con la ragione. Ma se ragioniamo correttamente e comprendiamo il vero senso del dogma, ci accorgiamo della comapatibilità tra ragione e fede. Mancuso con la sua pretesa di rifiutare dei dogmi in nome della "ragione", dimostra ad un tempo di non saper ragionare e di mancare di fede. P.Giovanni

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  6. Se non sbaglio è san Bonaventura che dice: "credere senza capire è vituperabile"! Credo che il Signore abbia molto rispetto della nostra ragione e non ci faccia mancare la luce,
    auguri, carissimo. Alkuin

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