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7 luglio 2010

Ferrara

Il primo intervento nel ferrarese dei domenicani si intreccia con quello delle suore del monastero domenicano di s. Agnese di Bologna. Quando a Falcone, abate del monastero benedettino di S. Adalberto in Pereo, successe l’abate Giovanni, i monaci di quella comunità esposero a Gregorio IX i danni che l’atteggiamento ghibellino del precedente abate aveva arrecato al monastero. Il pontefice allora incaricò alcuni domenicani di svolgere un sopralluogo; questi riferirono che l’unico rimedio per la situazione che si era venuta a creare era quello di affidare il monastero ad un altro ordine. Gregorio IX affidò questo compito il 17 giugno 1230 a tre religiosi: Aicardo priore di S. Giorgio in Ferrara e a due domenicani, fra Rinaldo priore del convento domenicano di Faenza e a fra Paolo da Padova. Costoro il 13 novembre 1230 decisero di riformare S. Adalberto a Cella Volana.

A questa riforma seguono due smembramenti: la pieve di Buda, situata tra il bolognese e il ravennate, passa da S. Adalberto alle domenicane di Bologna e la parrocchia ferrarese di S. Paolo di Ripagrande da S. Adalberto all’arcivescovo di Ravenna (nel 1237) in cambio di una piena autonomia per Cella e S. Adalberto. Inoltre sempre in quel 13 novembre 1230 Gregorio IX, considerate le necessità delle povere suore di S. Agnese di Bologna, che si distinguono “per la loro vita onorevole e per la loro devozione e il fervore”, concede al loro sindaco Orabono “tutti i diritti, possessioni, corporali e incorporali, foreste, diritti di pesca e ogni altro diritto che apparteneva al monastero di S. Adalberto e dandoli in usufrutto”.

4 luglio 2010

Modena

I frati domenicani si stabiliscono a Modena all’inizio del XIII secolo. Non ci è noto dove allora essi abitassero e solo nell’anno 1243 cominciamo ad avere notizie particolareggiate su di loro, in quanto in quell’anno essi cominciarono la costruzione della chiesa di S. Matteo e del loro convento. Abbiamo un documento del 7 maggio 1244 che riguarda la topografia della chiesa e del convento allora in costruzione e che conferma quanto scrissero i cronisti. In quel documento si dice che, “avendo il vescovo Boschetti concesso ai frati predicatori di fabbricare in Modena una chiesa in onore di san Matteo Apostolo in località posta nella parrocchia di S. Marco, ed essendo quel luogo di proprietà del Capitolo della Cattedrale, i canonici modenesi, non volendo porre ostacolo all’opera, ma piuttosto darle aiuto, promisero a fra Filippo priore e provinciale dell’ordine, il quale accettò, il terreno che la Chiesa di Modena possedeva presso la chiesa di S. Matteo, per il prezzo giusto e conveniente”.