A questa riforma seguono due smembramenti: la pieve di Buda, situata tra il bolognese e il ravennate, passa da S. Adalberto alle domenicane di Bologna e la parrocchia ferrarese di S. Paolo di Ripagrande da S. Adalberto all’arcivescovo di Ravenna (nel 1237) in cambio di una piena autonomia per Cella e S. Adalberto. Inoltre sempre in quel 13 novembre 1230 Gregorio IX, considerate le necessità delle povere suore di S. Agnese di Bologna, che si distinguono “per la loro vita onorevole e per la loro devozione e il fervore”, concede al loro sindaco Orabono “tutti i diritti, possessioni, corporali e incorporali, foreste, diritti di pesca e ogni altro diritto che apparteneva al monastero di S. Adalberto e dandoli in usufrutto”.
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7 luglio 2010
Ferrara
A questa riforma seguono due smembramenti: la pieve di Buda, situata tra il bolognese e il ravennate, passa da S. Adalberto alle domenicane di Bologna e la parrocchia ferrarese di S. Paolo di Ripagrande da S. Adalberto all’arcivescovo di Ravenna (nel 1237) in cambio di una piena autonomia per Cella e S. Adalberto. Inoltre sempre in quel 13 novembre 1230 Gregorio IX, considerate le necessità delle povere suore di S. Agnese di Bologna, che si distinguono “per la loro vita onorevole e per la loro devozione e il fervore”, concede al loro sindaco Orabono “tutti i diritti, possessioni, corporali e incorporali, foreste, diritti di pesca e ogni altro diritto che apparteneva al monastero di S. Adalberto e dandoli in usufrutto”.
4 luglio 2010
Modena
I frati domenicani si stabiliscono a Modena all’inizio del XIII secolo. Non ci è noto dove allora essi abitassero e solo nell’anno 1243 cominciamo ad avere notizie particolareggiate su di loro, in quanto in quell’anno essi cominciarono la costruzione della chiesa di S. Matteo e del loro convento. Abbiamo un documento del 7 maggio 1244 che riguarda la topografia della chiesa e del convento allora in costruzione e che conferma quanto scrissero i cronisti. In quel documento si dice che, “avendo il vescovo Boschetti concesso ai frati predicatori di fabbricare in Modena una chiesa in onore di san Matteo Apostolo in località posta nella parrocchia di S. Marco, ed essendo quel luogo di proprietà del Capitolo della Cattedrale, i canonici modenesi, non volendo porre ostacolo all’opera, ma piuttosto darle aiuto, promisero a fra Filippo priore e provinciale dell’ordine, il quale accettò, il terreno che la Chiesa di Modena possedeva presso la chiesa di S. Matteo, per il prezzo giusto e conveniente”.

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