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28 marzo 2010

XIX-XX. Come un idraulico liquido

Con una serie di mirabolanti immagini e di fantasiose metafore, Umberto di Romans conclude la sua trattazione sul voto di povertà. Leggendola non ho potuto non pensare a quel verso di Bob Dylan: "Se non hai nulla non hai nulla da perdere". Eppure penso che la povertà cristiana sia qualcosa di diverso: suo centro e suo fine non è "un vuoto", ma Dio stesso. Non è vero che il cristiano non ha nulla, perchè ha Dio stesso e vive nel suo amore.

Per spiegare il concetto, userò una metafora ardira almeno quanto quelle di Umberto. In ebraico si usava un'unica parola (nefesh) per indicare gola e anima: come la gola, così l'anima ha fame e sete. Ma, mentre si sa cosa soddisfa la gola, non sempre si sa cosa soddisfi la nostra anima. Infatti, quando si fa alla ricerca di qualcosa che la sazi, si possono commettere errori fatali: il possesso di beni materiali (ma anche il potere o il sesso o la fama e l'ammirazione) non saziano l'anima, ma la intasano al punto da soffocarci. Dio e la sua parola sono, invece, l'unico cibo che ci sazia l'anima e la fa vivere. Ecco cos'è la libertà dei cristiani: non è uno stomaco vuoto, nè una gola ostruita, ma un'anima che respira a pieni polmoni, liberamente.

Ecco perchè
i voti religiosi sono uno strumento di liberazione, un vero e proprio idraulico liquido.

XIX. Chi, nonostante la propria professione religiosa, si preoccupa molto di possedere cose non sue, dimostra di essere privo della grazia di Dio. E' un pessimo affare quello che riempie la borsa e priva l'anima di Dio. Infatti, quanto più un religioso si riempie l'armadio di robe di sua proprietà, tanto più grava la propria coscienza con la mancanza di purezza.
Nel Libro dei Dialoghi si legge che un religioso, siccome aveva nascosto qualche soldo, fu sepolto fuori da un cimitero, meritandosi, invece di una benedizione, questa maledizione: "il tuo denaro sia con te nella perdizione", e i soldi gli furono messi accanto. Tipi così, se muoiono senza pentirsi, sono peggiori dell'inferno, che, quando Cristo morì, almeno restituì ciò che non era suo.

Questi danno una cauzione preziosa per dei beni effimeri: per essi dannano la propria anima e si privano della gioia del cielo. Per cui, un frate che abbandona Cristo per star dietro a se stesso e alla proprie cose, prima o poi finisce per occuparsi di queste in modo vizioso. Dimostra, così, di essere uno stupido, perchè si rimette sul collo la mola da macina che gli era stata tolta, e si ributta nelle spine da cui era sfuggito, e si immerge nel fango dal quale era stato tolto. Come un cane, ritorna sul suo vomito (2Pt 2), e voltandosi in dietro mette mano all'aratro (Lc 9) e scava un solco storto. Io dico che se si soffermasse a riflettere su quello che è successo alla moglie di Loth, che è stata trasformata in una statua di sale, non si attarderebbe molto nel guardare ciò che ha abbandonato. Ancora meno furbo è chi regala ricchezze al proprio asino, ma non si cura affatto della propria indigenza: a questo è simile chi, a dispetto dei propri voti, accumula beni materiali, ma muore di fame per mancanza di beni spirituali.

E quindi, visto che ama le sue cose più di se stesso, egli trascura o ignora l'ordine e il modo in cui si deve amare. Pur essendo morto al mondo, ha paura di morire di fame. Pur essendo sciolto da vincoli, si fa irretire una seconda volta. Pure essendo su una nave, attinge acqua per sommergersi. Pur essendo in giardino, sparge sale, in modo che non crescano i frutti della grazia. Uno così è appropriatamento definito un idolatra, perchè pone nel denaro la fiducia che bisogna porre in colui che solo può salvare.

Come si sbaglia, preferendo a Cristo qualche spicciolo! Rischia di commettere una colpa più disonorante di quella di Giuda, poichè si danna a volte per una sola moneta, mentre Giuda valutò il Signore trenta denari (Mt 26).

Egli perverte l'ordine naturale, perchè ama sopra tutto la terra, che il Creatore ordinò come ultimo degli elementi. E quindi, caro fratello, se hai a cuore di arrivare in cielo in fretta, non tenerti stretto carichi pesanti.

XX. Vi basti, cari fratelli, la povertà e la vostra anima disprezzi i beni effimeri, perchè, se Cristo rimane con voi, sarete sempre ricchi, anche quando non possiederete nulla. E senza di lui sarete sempre poveri e indigenti, anche quando avrete ottenuto tutte le ricchezze del mondo. Sia, quindi, il vostro tesoro colui che solo può soddisfare i desideri dell'anima e senza il quale ogni creatura è vuota. Ecco perchè, se a causa della povertà avrete fame e sete e sarete nudi e sopporteretè scomodità, lui solo vi basti: la grandezza della sua dolcezza ricompensa senza pari tutti i beni del mondo lasciati a causa sua.

Badate bene, fratelli, che, così come il povero passa sicuro in mezzo ai ladri, così anche il religioso che non possiede nulla, quando muore, passa sicuro in mezzo alle trappole del diavolo e gli sfugge. Gli elementi leggeri tendono verso l'alto: così anche i frati, che si denudano completamente di ogni cosa, giungono liberamente in cielo. Un esempio è il povero Lazzaro, che (Lc 16) fu portato da un angelo tra le braccia di Abramo.

Continua qui.

2 commenti:

  1. Fra Stefano R.29 marzo 2010 21:59

    Dice sant'Agostino nella sua regola (n. 18): "perché è meglio aver meno bisogni che possedere più cose".
    Il vero distacco sembra dire è non sentirne il bisogno

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  2. Confesso che sono sempre stata affascinata dai "consigli" che i santi e i Fondatori hanno dato (e danno) ai loro discepoli perchè, in qualità di laica e nel mondo, sento davvero la necessità di un rigore morale ed etico che nel mondo difficilmente si trovano o peggio...dove nel mondo ti viene detto (e dato) esattamente l'opposto!

    Molte volte, quando ne parlo con altre persone, mi sento dire: "ma non si rivolgono a NOI!"
    e questo è un grave sbaglio che facciamo!
    Noi laici non siamo esenti da questi consigli....certamente ognuno deve applicarli a seconda delle proprie condizioni e nel ruolo in cui si trova, messo dalla Provvidenza, ma è fuori dubbio che il concetto stesso di continenza non riguarda esclusivamente l'affettività fra le persone, ma anche gli oggetti, il possedere e l'avere...

    La radicalità richiesta al frate non esonera la radicalità richiesta anche al laico credente...
    Mi piace rammentare una risposta bellissima di Madre Teresa di Calcutta ad un giornalista che, fattole notare i bambini che muiono di fame, le chiedeva come mai Dio non facesse nulla per evitarlo, rispose la Beata:
    "Dio ha fatto TE, a TE ha dato, perchè TU facessi qualcosa per lui..."

    Ogni ricchezza NON ci appartiene, sia che siamo laici, sia per i frati, a ragione diceva mons. Tonino Bello ai giovani seminaristi: " Nella Chiesa non morirete mai di fame, non vi mancherà mai nulla perchè essa mette le sue ricchezze a disposizione di tutti, ma badate bene di non perdere VOI la vostra anima a causa della vostra ingordigia e dare poi colpa alla Chiesa per avervi dato troppo..."

    ^__^

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