La croce, il Trono di Gloria, che ho dipinto per la cappella di studentato, è rivestita in gran parte della sua superficie con foglia d'oro, non trattata secondo la tradizionale applicazione, come a fare da sfondo e cornice al Cristo; la
preziosità e la luce che emana vogliono essere un chiaro richiamo alla regalità
e all'ineffabilità del divino, una sorta di riproposizione delle tessere musive
dei grandi mosaici basilicali, che oltre a riflettere la luce, accostavano alla
preziosità del materiale utilizzato il significato simbolico della maestà
divina.
Oltre
la figura centrale del Cristo, ai lati della croce emergono delle finestrelle
da cui si affacciano le figure della Vergine Maria e di san Giovanni il
discepolo amato; in alto oltre il titulus crucis che riporta per esteso
l'iscrizione “Gesù Nazareno Re dei Giudei” in ebraico, aramaico e latino
(cfr.Gv 19,19), ecco che si affaccia il Padre Eterno e lo Spirito Santo che
dominano tutta la scena. Da notare che ai lati si aggiungono altre quattro
finestrelle che ripropongono San Pietro
e San Paolo in alto e in basso San Domenico e Santa Caterina da Siena.
Nell'incrocio
degli assi della croce, quattro serafini ed a scendere un disegno
geometrico-floreale che vuol ricordare la moltitudine degli angeli e i seggi
dei vegliardi che stanno attorno al trono dell'Altissimo, trono che ha come
base e struttura i quattro esseri viventi (posti alla base della croce) che
stanno alla sua presenza e che
nell'iconografia cristiana sono diventati i simboli dei quattro evangelisti: il
leone, l'aquila, il bue e l'angelo.
Questi fungono da corona ad uno spazio circolare bianco, una chiara allusione al corpo di Cristo che ci è donato nell'Eucaristia. Qui emergono degli oggetti particolari da un lato la spugna inzuppata di aceto su di una canna e la lancia che trafisse il costato, dall'altra parte degli oggetti che evocano la regalità di Cristo, la verga d'argento che è il suo scettro e la spada a doppio taglio che è la sua parola. Una particolarità coinvolge questi simboli, dei rami di ulivo che richiamano la presenza dei giusti al cospetto di Dio.
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Questi fungono da corona ad uno spazio circolare bianco, una chiara allusione al corpo di Cristo che ci è donato nell'Eucaristia. Qui emergono degli oggetti particolari da un lato la spugna inzuppata di aceto su di una canna e la lancia che trafisse il costato, dall'altra parte degli oggetti che evocano la regalità di Cristo, la verga d'argento che è il suo scettro e la spada a doppio taglio che è la sua parola. Una particolarità coinvolge questi simboli, dei rami di ulivo che richiamano la presenza dei giusti al cospetto di Dio.
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Fra Michele Domenico Maria Spinale o.p.
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