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7 novembre 2014

Riflessione sul Prologo di Giovanni

Dal Vangelo secondo (Gv 1,1-4).

“¹In principio era il Verbo, e il Verbo era presso Dio, e il Verbo era Dio.
²Egli era, in principio, presso Dio: ³tutto è stato fatto per mezzo di Lui e senza di Lui nulla è stato fatto di ciò che esiste. 4In Lui era la vita, e la vita era la luce degli uomini”.

Dio parla! La Parola che pronunzia è Sapienza, è Dio, Logos, Verbo; questa parola è Vita.

Questa Vita era presso il Padre da principio: vi è un principio infatti, e di questo principio sappiamo che era colmo di Dio! Il suo Verbo era il principio! Potremmo dire: in principio era presso Dio, e dopo? Se esiste un principio, ci deve essere anche un dopo il principio; entriamo così nell'ordine temporale delle cose.
In questo principio sta Dio, poiché il Verbo stesso è Dio! Se il Verbo è Cristo, e Cristo è nel Padre e il Padre è in Lui (Gv 14, 10), allora il Verbo è con il Padre (consustanzialità). Questo Verbo che in principio stava presso Dio, l’Apostolo Giovanni ce lo presenta al versetto 2 come se in un secondo momento non dovesse stare più presso Dio, o meglio ancora, non solo presso Dio ma anche “altrove”.



“Tutto è stato fatto per mezzo di Lui, e senza di Lui nulla è stato fatto di ciò che esiste”! Egli dunque è anche “altrove”, e non solo presso Dio; e ciò che esiste è stato fatto attraverso Lui: niente o nulla può dire io vengo da me stesso, perché tutto e tutti veniamo dal Verbo, Cristo. Al versetto 14, Giovanni afferma che quel Verbo, che era presso Dio,  che è principio di tutto  e tutto sussiste per Lui, si è fatto carne, uomo, ha preso la sua dimora in mezzo a noi. Ed ecco “l’altrove” di cui si parlava, quell'altro luogo al di fuori del Padre dove si trova Gesù. Egli sta presso di noi, in noi!



In Lui era la Vita, e la vita era la luce degli uomini” mi piace pensarlo, riferendolo alla realtà prima del peccato originale. La vita è Dio stesso, la vita è la sua Parola. Quando questa Parola risuona crea, vivifica perché è la stessa vita. Quando la sentiamo in noi, ci rigenera, ci ristora. Prima del peccato questa vita era sempre presente all'uomo ed era la luce. Gli uomini vivevano illuminati direttamente da questa Luce: per fare un esempio possiamo pensare alla Gerusalemme Celeste che è illuminata direttamente dalla Gloria di Dio (Ap 22, 23). Dio stesso la illumina! Così come era da principio, Dio stesso era la luce.

Volendo entrare ancora più nel profondo di queste righe, cosa possiamo scoprire?

Giovanni, mentre scrive il suo vangelo, contempla il Verbo che è da principio; lo contempla perché L’ha visto, L’ha toccato, L’ha ascoltato, ma soprattutto L’ha amato. Quest’amore gli consente di oltrepassare i limiti fisici, i limiti della materia e di immergersi in quell’amore che è dentro lui, quell’amore che è Dio stesso e che vi ha preso dimora (Gv 14, 23); dentro sé vede Dio e lo contempla, vede quelle cose che solo lo Spirito di Dio può rivelare (1Cor 2, 10).

Giovanni entra in un mistero profondo ed eterno perché ciò che muove il suo cuore è l’amore. Anche san Paolo inneggia a questo amore senza il quale siamo vuoti, “come bronzo che risuona o cimbalo che strepita” (1Cor 13, 1-13).

Dunque cosa possiamo imparare noi, uomini del terzo millennio, che veniamo 2000 anni dopo Gesù Cristo, dopo San Giovanni, dopo San Paolo? Il mistero dell’amore è la trama di questi eventi!

Se vogliamo che anche la nostra vita diventi una splendida pagina di vangelo, dobbiamo amare.

Mi direte, come?

Gesù ci ha mostrato il suo amore facendosi Lui stesso peccato e morendo in croce, Giovanni scrivendo pagine divine, Paolo ha amato viaggiando e predicando la Parola di Dio fino a versare il sangue. Dunque, cosa dire! Come si ama?

Si ama lasciando i nostri desideri terreni, lasciando il nostro egoismo per non predominare sugli altri, lasciando che Dio ci ami e ci ricolmi di Lui.


Fra Francesco S. M. Lombardo o.p.


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