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26 dicembre 2014

Beethoven: caos e cosmo

Ho cominciato qui una serie di post su Beethoven e la teologia. Ai possibili avventori lettori, esperti musici di vario genere e natura o appassionati della figura del grande compositore dico: Non aspettatevi una presentazione per così dire “tradizionalista” o ortodossa … Beethoven non lo è mai stato anzi… sarà una presentazione “quasi” eterodossa. Vorrei più che altro soffermarmi su alcuni punti nevralgici che hanno suscitato il mio interesse … non c’è da dire altro, principiamo  quindi nella analisi.

In primo luogo, parliamo di “idea tematica” o meglio … questa è l’espressione che i maggiori studiosi dell’opera hanno utilizzato per tradurre le idee di traccia melodica ricorrente o “tema” che s’affaccia già nelle prime battute dell’incipit. Essa si presenta più e più volte nella intera esecuzione mostrandosi, de facto, come traccia tematica ma sempre in continuo divenire, in un perenne mutare, in una incessante evoluzione che, negli opposti d’essere e non essere, trova un eracliteo equilibrio nella successione, nello svelamento di un procedimento melodico che svela la sua ragione nella opposizione tra già e non ancora: qualcosa è ancora da compiersi e da attuarsi. Questo perenne“filare” dei suoni, questo divenire di ciò che è in ciò che non è ancora, troverà il suo termine, il suo appagamento, nella plenitudo dell’ultimo movimento, nel finale dell’inno che sarà coronato dalle voci umane eccedendo la capacità degli strumenti musicali.



In questo caratteristico ambito, gli strumenti daranno voce al primo movimento, celebre fin dalle primissime battute per le quinte “vuote e nebulose”, così come le chiama la critica classica. Si evoca un’atmosfera caotica, propria del momento in cui gli strumenti si accordano. È probabile sia atmosfera voluta dal genio del maestro che prevedeva un incipit del genere, ma è poi qualcosa che si estenderà a tutta la sinfonia definendosi come continua lotta tra indeterminazione e determinazione, imperfezione e perfezione, tra un caos ed un cosmos

Sembra riecheggiare quella situazione primordiale caotica dove si dice: «La terra era informe e deserta e le tenebre ricoprivano l’abisso» (Gen I, 2). In tutto ciò, tuona con voce d’archi imponendosi su quella tacita, quasi sinuosa, ma allo stesso tempo infida di imperfezione e disordine, Dio per cui si dice:«Il Signore tuona con forza, tuona il Signore con potenza» (Sal 28,4) oppure «mirabilmente tuona Dio con la sua voce, opera meraviglie che non comprendiamo!» (Gb 37,5).


Si impone la voce di Dio sul caos con quel “fiat”, Verbo di potenza e maestà come allo stesso tempo di dolcezza e soavità, che è al principio della sinfonia – come Alpha – ed al fine – è come Omega – quando sarà celebrato il “Caro padre celeste” dell’ode An die Freude (Alla gioia) su cui si costruisce il poderoso Finale. Nella esecuzione di questo inno, troverà pieno e totale compimento l’idea tematica iniziale che, seppur la sinfonia vada compresa in un’ottica d’intero, appunto “sin-fonica”, evolverà in forme sempre nuove dando vita ad armonie sempre diverse fino a che, come fiume in piena, sfocerà nel suo termine ultimo.

fr Pietro Maraglino

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